Il Prosecco DOC (Denominazione di Origine Controllata), per potersi definire tale, deve essere prodotto secondo regole ben precise. Inoltre, la sua produzione deve avvenire all’interno di una determinata zona geografica caratterizzata da particolari condizioni ambientali, che rappresentano la base delle sue peculiarità.
Quando la raccolta delle uve, la vinificazione e l’imbottigliamento avvengono completamente nella provincia di Treviso, si può usare la menzione speciale Treviso a sottolineare il valore particolare che questa provincia ha ricoperto all’interno della storia del Prosecco.
Le uve destinate alla produzione di Prosecco DOC provengono principalmente dal Glera, vitigno autoctono a bacca bianca dell’Italia nord orientale. I suoi tralci sono di color nocciola e producono grappoli grandi e lunghi, con acini giallo-dorati. La sua coltivazione prevede, oltre all’orientamento verticale dei germogli e all’eliminazione di quelli in soprannumero, anche interventi di cimatura e legatura per ottenere un microclima adatto all’accumulo di sostanze aromatiche sulla bacca.
Insieme alla Glera, fino ad un massimo del 15 %, vengono storicamente utilizzate altre varietà: Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera, Glera lunga, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Pinot Nero, vinificati in bianco.

Questo particolare vino che il mondo sta scoprendo solo di recente, in realtà vanta una storia di più di duemila anni.

“Ed or ora immolarmi voglio il becco con quel meloaromatico Prosecco” scriveva Aureliano Acanti nel 1754. Ma già in epoca romana le uve del vitigno Glera, coltivato inizialmente nella località Prosecco, sulle colline carsiche triestine, davano origine ad un vino di nome Puccino. Nel diciottesimo secolo, la coltivazione del Glera si è sviluppata in tutta la fascia collinare veneto-friulana sia come citato nel Roccolo “Di Monteberico questo perfetto Prosecco”, sia nella Collezione Ampelografica provinciale Trevigiana “fra le migliori uve bianche per la qualità aromatica, adatte alla produzione di un vino dal fine profilo sensoriale.”

Da queste zone la produzione si è estesa espandendosi nei limitrofi territori pianeggianti del Veneto e del Friuli oggi riconosciuti. Qui è nato, a inizio Novecento, grazie alle nuove tecnologie di spumantizzazione, il Prosecco che conosciamo oggi. Si cita, in un testo del 1937, “Prosecco messo in botte si vende all’inizio della primavera destinandolo alla bottiglia ove riesce spumante”.

L’interpretazione soggettiva di ogni singolo produttore, del terreno, delle piante, dell’uva, alla cura di tutte le qualità organolettiche del vino durante la sua fase di lavorazione, rendono poi ogni Prosecco unico ed inconfondibile nel suo genere.